L’anno 2026 segna l’800° anniversario del Transito, il passaggio di San Francesco d’Assisi da questa vita terrena alla gloria eterna. Questo centenario è la solenne conclusione di un cammino di quattro anni che ha ripercorso gli ultimi anni del Poverello: dal Natale a Greccio alla ricezione delle Stimmate alla Verna e alla composizione del Cantico delle Creature.
Pregare la Via Crucis in quest’Anno Giubilare significa entrare nella “spiritualità della conformazione”, dove riconosciamo San Francesco come l’Alter Christus (un Altro Cristo), la cui vita è stata una icona vivente della Passione di Gesù.
Le Stazioni della Via Crucis sono un dono profondamente francescano alla Chiesa. Nel XIV secolo, i frati divennero custodi della Terra Santa e, quando la distanza rendeva impossibile il pellegrinaggio, portarono la Via Dolorosa nel mondo attraverso queste quattordici tappe di preghiera. Nella teologia francescana, la Croce non è solo un luogo di sofferenza, ma una rivelazione dell’“umiltà dell’Incarnazione” e della “carità della Passione”. Non percorriamo questo cammino come spettatori, ma come partecipanti, cercando di essere “trasformati nel Diletto” dal fuoco dell’amore divino.
All’inizio di questo pellegrinaggio guardiamo agli ultimi momenti di San Francesco alla Porziuncola, dove chiese di essere deposto nudo sulla nuda terra, abbracciando “Sorella Morte Corporale” con un canto di lode. Invitiamo il “Poverello” di Assisi a guidare i nostri passi, perché la nostra amarezza possa diventare “dolcezza dell’anima e del corpo” mentre incontriamo il Signore Crocifisso nei poveri, negli esclusi e nelle ferite dei nostri cuori.
Preghiera davanti al Crocifisso
O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta, umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà. Amen.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Gesù, il più innocente, che non ha fatto né poteva fare alcun peccato, viene condannato a una morte vergognosa per soddisfare la folla. Nella vita di San Francesco questa stazione si riflette nel processo pubblico davanti al Vescovo di Assisi. Come Gesù fu condannato dai potenti del suo tempo, così Francesco fu “condannato” e rifiutato dalla sua famiglia e dalla società di Assisi per aver scelto una vita di penitenza.
Spogliandosi delle sue vesti e rinunciando al padre terreno, Pietro di Bernardone, Francesco accettò una forma di morte sociale. Scelse la via della Minorità, diventando “uno dei minori”, identificandosi con Cristo condannato piuttosto che con lo status e la sicurezza offerti dal mondo. Nell’800° anniversario del suo Transito, ricordiamo che il cammino di Francesco verso la vita eterna ebbe inizio con questa radicale “condanna” di povertà, dimostrando che essere “abbassati” agli occhi del mondo è l’unica via per essere innalzati davanti a Dio.
Preghiera
O Gesù innocente, sono veramente colpevole dell’orgoglio e dell’egoismo che Ti hanno condannato. Per l’intercessione di San Francesco, concedimi la grazia di “rinunciare con gioia alle vanità di questo mondo”. Aiutami a cercare soltanto l’approvazione del Padre e a trovare la mia vera identità non nei beni che possiedo o nella reputazione che ho, ma nell’essere “uno dei minori” che segue le Tue orme.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Stabat Mater dolorosa
iuxta crucem lacrimosa,
dum pendebat Filius.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Quando il nostro Divin Salvatore vide la croce, stese volontariamente le sue braccia sanguinanti, la abbracciò con amore e la baciò con tenerezza. Per San Francesco, questo momento di abbraccio avvenne nella chiesetta di San Damiano. Mentre pregava con intensità davanti all’immagine del Crocifisso, il Signore gli parlò: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, va tutta in rovina”.
Francesco non esitò; accettò questa missione come la sua croce, passando da interessi egoistici a diventare servo dei poveri. Questa stazione mette in luce la virtù francescana dell’Obbedienza, fondata sull’offerta che Cristo fece della propria volontà al Padre sull’“altare della croce”. Francesco comprese che la “casa” che era chiamato a ricostruire non era soltanto un edificio di pietra, ma la Chiesa viva stessa, e portò questo peso con l’entusiasmo di un nuovo inizio. Ricordiamo che Francesco considerava la croce un “giogo dolce” e un “peso leggero”, perché era il mezzo della sua trasformazione nell’immagine di Cristo.
Preghiera
O mio Gesù, non posso essere tuo amico e discepolo se rifiuto di portare la croce. Per l’esempio di San Francesco, concedimi la grazia di ascoltare i tuoi “ordini di marcia” nel silenzio del mio cuore. Aiutami a “baciare la croce” della mia vita, le mie lotte, le mie responsabilità e la mia chiamata al servizio, sapendo che quando assumo la tua opera non porto mai il peso da solo. Fa’ che io sia una “pietra viva” che contribuisce a ricostruire la tua Chiesa mediante una vita di preghiera e di dono di sé.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Cuius animam gementem,
contristatam et dolentem
pertransivit gladius.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Il nostro Salvatore, portando la croce, fu così indebolito dal suo pesante carico che cadde a terra sfinito. Nella vita di San Francesco, questa “prima caduta” si manifesta nel suo fallito viaggio militare verso Spoleto. Partì con il sogno di diventare cavaliere, ma si ammalò e fu costretto a tornare a casa, affrontando le derisioni dei vicini e il crollo delle sue ambizioni mondane.
La spiritualità francescana insegna che queste cadute sono le nostre “credenziali di umanità”, ricordandoci che spesso inciampiamo quando cerchiamo di riuscire soltanto con le nostre forze. Il mondo cerca la durezza della spada; Francesco scelse la flessibilità della Croce. L’una si spezza, l’altra resiste; siamo chiamati a imparare la sapienza di trionfare attraverso le nostre croci e non nonostante esse. Cadendo, Gesù si è identificato con tutti coloro che giacciono a terra, insegnandoci che lo Spirito di Dio rimane in noi anche nei momenti di sconfitta.
Preghiera
O mio Gesù, hai portato il peso dei miei peccati, rendendo la tua croce dolorosa e quasi insopportabile. Per l’intercessione di San Francesco, aiutami ad accettare i miei limiti e i miei fallimenti senza amarezza. Quando sono tentato di assumere più di quanto posso fare o di cercare soltanto il mio successo, ricordami che “il Padre vuole me, non i miei successi”. Donami la forza di rialzarmi e di seguirti ancora sul cammino della penitenza e della pace.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
O quam tristis et afflicta
fuit illa benedicta
Mater Unigeniti!
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Consideriamo l’incontro tra il Figlio e la Madre. Quali dolori indicibili provò il suo cuore tenero nel vedere il Figlio sfigurato dalle ferite e coperto di sangue. Nella spiritualità francescana, questo incontro è l’unione di due cuori perfettamente conformati all’“umiltà dell’Incarnazione”. San Francesco nutriva una devozione singolare verso Maria, chiamandola “Regina delle Virtù”, perché vedeva in lei il modello perfetto della Signora Povertà.
Egli meditava spesso, con lacrime, sulla povertà di Gesù e di sua Madre, ricordando che lo stesso Dio che “pendeva dal seno di una donna” ora pendeva dal legno della croce. Per Francesco, Maria era la “Porta della Vita” e la “via della nostra riconciliazione”, colei che condivise la povertà del Re dei re dalla mangiatoia di Greccio fino all’altezza del Calvario. Quando, come Maria e Francesco, restiamo “ai piedi della croce”, senza distogliere lo sguardo dalla sofferenza dell’Amato, diventiamo anche noi sostegno per chi è oppresso dal peso del dolore.
Preghiera
O Gesù, per il merito di questo doloroso incontro, concedimi una vera e duratura devozione alla tua Santissima Madre. Per l’intercessione di San Francesco, donami la grazia di riconoscere l’“umiltà di Dio” in ogni cosa. O Madre Addolorata, fammi partecipare alle sofferenze che tu e il tuo Figlio avete sopportato per me, affinché il mio cuore sia illuminato nelle sue tenebre e la mia vita diventi una “natività viva” del tuo amore.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Quae maerebat et dolebat,
pia Mater, dum videbat
Nati poenas incliti.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Quando le forze fisiche di Gesù vengono meno, i soldati costringono Simone di Cirene ad aiutarLo a portare il pesante legno della croce. Nella vita di San Francesco, questa stazione rappresenta la nascita della Fraternità, il momento in cui comprese di non essere chiamato a percorrere il cammino del Vangelo da solo. Come Simone fu chiamato a condividere il peso della Passione, così Francesco fu raggiunto dai suoi primi fratelli, Bernardo di Quintavalle e Pietro Cattani, colpiti dalla sua vita semplice e radicale di penitenza.
La spiritualità francescana insegna che l’Ordine non è una gerarchia di potere, ma una fraternità “circolare”, nella quale tutti sono “minori” (Fratres Minores), chiamati a servire e a prendersi cura gli uni degli altri. Accettando l’aiuto, Gesù onora la nostra umanità e ci ricorda che ciò che facciamo al nostro prossimo lo facciamo a Cristo stesso. Riflettiamo sulla “profezia della fraternità” come alternativa a un mondo fondato sul potere, riconoscendo che siamo tutti chiamati a essere operatori di pace, portando i pesi gli uni degli altri.
Preghiera
O mio Gesù, hai accettato l’aiuto di uno straniero per insegnarci la “gioia di poter perdonare” e la necessità della comunità. Per l’intercessione di San Francesco, concedimi la grazia di essere un vero fratello o una vera sorella per coloro che incontro. Aiutami a deporre l’orgoglio e a permettere agli altri di aiutarmi quando cado, e rendimi sempre pronto a “richiamare chi sbaglia” e a “guarire le ferite” di coloro che sono schiacciati dalle croci di questa vita.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Quis est homo qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Il gesto di compassione di Veronica “risveglia l’immagine di Cristo” nel volto sfigurato di un uomo condannato. Questo è un chiaro parallelo con l’incontro di San Francesco con il lebbroso. In un primo momento, Francesco provava repulsione per la lebbra e confessò che per lui era “troppo amaro” anche solo vedere i lebbrosi. Tuttavia, il Signore lo “condusse tra loro”, e Francesco scese da cavallo per abbracciare e baciare un uomo che rappresentava tutto ciò che temeva.
In quel momento comprese che stava baciando Cristo Gesù stesso. Questo incontro fu il “segno decisivo della grazia abbondante di Dio” che cambiò per sempre la sua prospettiva sulla fede. Come Veronica rifiutò i criteri di un mondo che considera degni di attenzione solo i ricchi, così Francesco imparò a vedere il “vero volto di Dio” nei volti dei poveri e degli umili. Quel “bacio” spense i suoi giudizi e gli permise di comprendere che “tutta l’umanità è bella” ed è nelle mani della cura divina.
Preghiera
O mio Gesù, che hai lasciato l’impronta del tuo volto santo sul velo di Veronica, imprimi la tua immagine anche nel mio cuore. Per l’intercessione di San Francesco, concedimi la grazia di affrontare la mia “resistenza verso le persone senza potere”. Trasforma la mia amarezza in “dolcezza dell’anima e del corpo”, perché io non distolga più lo sguardo dalla sofferenza degli altri. Aiutami a comprendere che il mio compito non è “aggiustare” o “giudicare”, ma offrire una vera accoglienza e consolare la tua presenza nei malati, negli stanchi e negli esclusi.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Quis non posset contristari,
Christi Matrem contemplari
dolentem cum Filio?
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Schiacciato dal peso della croce e dalla crudeltà di coloro che Lo spingono avanti, Gesù cade una seconda volta. Nella vita di San Francesco, questa seconda caduta si riflette nella “grande crisi” che egli affrontò all’interno del proprio Ordine verso la fine della sua vita. Con la crescita della fraternità, molti frati cominciarono a trovare troppo difficile la povertà radicale della Regola, causando divisioni interne e l’attenuazione degli ideali che Francesco amava profondamente.
Questa fu la “notte oscura dell’anima” di Francesco: un tempo di confusione spirituale, malattia fisica e profonda tristezza. Sentì il peso della delusione vedendo che la “casa” che aveva costruito sembrava andare verso una rovina diversa. Tuttavia, come Gesù che si rialza dalla polvere della Via Dolorosa, Francesco imparò che “alcuni legni sono più forti dell’acciaio perché si piegano”. Comprese che anche nel fallimento istituzionale o nella delusione personale doveva “lasciare che il Padre operasse attraverso di lui”, invece di aggrapparsi ai propri successi. La croce spesso si manifesta nell’amarezza di vedere cambiare i propri sogni, e la vera santità consiste nel perseverare nell’amore quando il cammino diventa ripido e il cuore è stanco.
Preghiera
O Gesù, che sei caduto sotto il peso delle nostre colpe ma ti sei rialzato per continuare il cammino, donami la forza dello Spirito. Per l’intercessione di San Francesco, aiutami quando mi trovo “a terra” a causa di problemi familiari, fallimenti o delusione nel vedere le cose cambiare. Insegnami la sapienza di “piegarmi” alla tua volontà, affinché non sia spezzato dalla mia volontà o dal mio desiderio di successo. Quando sono tentato di arrendermi, concedimi la grazia di rialzarmi e di restare fedele fino alla fine.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Pro peccatis suae gentis
vidit Iesum in tormentis
et flagellis subditum.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Gesù, pur oppresso dal peso della croce, è meno preoccupato della propria innocenza che della sorte delle donne che piangono, esortandole a raggiungere la pienezza della loro dignità di persone create a immagine di Dio. Nella vita di San Francesco, questa stazione riflette la sua profonda fraternità spirituale con Santa Chiara e le prime sorelle di San Damiano. Francesco riconobbe che la missione del Vangelo richiedeva la freschezza della loro vita e la fermezza della loro preghiera per resistere alle “culture di morte”.
Al centro di questa stazione si trova la “profezia della pace” francescana. Come Gesù chiamò le donne a una conversione più profonda, così Francesco sfidò il suo tempo alla riconciliazione. Un esempio significativo avvenne quando, già debole e malato, aggiunse un versetto al Cantico delle Creature per coloro che “perdonano per il tuo amore”. Questo versetto pose fine a un’amara disputa tra il Vescovo e il Sindaco di Assisi, dimostrando che la via della Croce è l’unico cammino verso la vera armonia. Siamo chiamati a essere “testimoni disarmati e disarmanti” della pace di Cristo.
Preghiera
O mio Gesù, che hai consolato le donne di Gerusalemme, insegnami la “gioia di poter perdonare”. Per l’intercessione di San Francesco e Santa Chiara, donami il coraggio di costruire ponti dove il mondo innalza barriere. Concedimi un cuore che sia una “casa di pace”, sempre pronto a “richiamare chi sbaglia” e a “guarire le ferite” delle divisioni nella mia famiglia, nella mia comunità e nella mia anima.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Vidit suum dulcem Natum
moriendo desolatum,
dum emisit spiritum.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Gesù cade per la terza volta, giungendo al limite dell’esaurimento fisico ed emotivo prima dell’ultima salita al Calvario. Nella vita di San Francesco, questa caduta finale si riflette nel grave deterioramento della sua salute negli ultimi anni. Nell’autunno del 1224, consumato dai viaggi, dai digiuni e dalle fatiche, si recò alla Verna soffrendo quasi di totale cecità e di dolori intensi. Giunse al punto di non poter più sopportare la luce del sole o del fuoco, vivendo nell’oscurità, tra mal di testa e dolori allo stomaco.
Anche in questo stato di totale “discesa e non-conoscenza”, non abbandonò la sua missione. Si ritirò in una piccola capanna, separato dai frati da un burrone, per “concentrare la sua preghiera su come vivere al meglio la passione e la morte di Gesù”. La spiritualità francescana insegna che “nessuno può raggiungere la beatitudine se non si eleva sopra se stesso” mediante l’aiuto divino in questa “valle di lacrime”. Francesco, pur abbassato dal peso della sua mortalità, rimase fedele fino alla fine, affidandosi interamente allo Spirito di Dio.
Preghiera
O mio Gesù, per questa terza e dolorosissima caduta, concedimi la grazia della perseveranza. Per l’intercessione di San Francesco, aiutami quando mi sento “sfinito ai piedi del Calvario” o quando le mie forze vengono meno. Quando sono “a terra” a causa della malattia o di una profonda perdita personale, ricordami che le mani di Dio sono già lì per sollevarmi. Insegnami a sospirare il tuo aiuto in questa valle di lacrime con cuore ardente e fiducioso.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Eia Mater, fons amoris,
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Consideriamo come i soldati spogliarono Gesù con violenza. Le sue vesti interne aderivano al suo corpo ferito e, strappandole via, portarono con sé pelle e sangue. Gesù fu privato di tutto per morire senza possedere nulla. Nella vita di San Francesco, questa stazione trova il suo parallelo più profondo negli ultimi momenti alla Porziuncola il 3 ottobre 1226. Consapevole che “Sorella Morte Corporale” era vicina, chiese ai frati di spogliarlo del suo abito e di deporlo “nudo sulla nuda terra”.
Questo fu il compimento supremo del suo matrimonio con Madonna Povertà. Desiderava morire in totale povertà, senza nulla di proprio, in perfetta conformazione a Cristo che pendeva nudo e abbandonato sulla croce. La teologia francescana insegna che questo spogliarsi non è vergogna, ma un “gesto supremo di fede nella paternità di Dio”. Lasciando gli ultimi segni di prestigio e potere, Francesco mostrò che, quando siamo spogliati del mondo, siamo finalmente rivestiti della grazia di Dio.
Preghiera
O mio Gesù, per il dolore che hai sofferto quando sei stato spogliato, aiutami a spogliarmi di ogni cattiva abitudine e inclinazione. Per l’intercessione di San Francesco, donami la grazia del distacco. Fa’ che comprenda che il denaro, i vestiti e la reputazione sono le cose meno importanti nell’ora della morte. Depormi “nudo sulla nuda terra” della tua misericordia, affinché io viva pienamente e liberamente come figlio del Padre, confidando che Tu sei il mio unico vero tesoro.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Fac ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
La crocifissione è il culmine della Passione, il momento in cui Cristo si identifica, attraverso la sua sofferenza, con i poveri. Per San Francesco, questa stazione trova il suo parallelo nella ricezione delle Stimmate sul Monte della Verna nel 1224. Due anni prima della morte, in un tempo di intensa preghiera e di “grande crisi”, Francesco chiese al Signore due grazie: sentire nel suo corpo il dolore che Gesù provò sulla croce e sentire nel suo cuore l’amore immenso che spinse Gesù ad accettare tale sofferenza.
In risposta a questa preghiera, ebbe la visione di un Serafino ardente, a sei ali, che portava l’immagine di un uomo crocifisso. Quando la visione scomparve, scoprì nelle sue mani, nei suoi piedi e nel suo fianco le ferite del Signore. Attraverso le Stimmate, Francesco divenne una “immagine viva di Cristo crocifisso”, mostrando che il “fuoco dell’amore” può trasformare chi ama nell’Amato. Non si limitò a meditare sui chiodi: li portò nel suo stesso corpo.
Preghiera
O mio Gesù, le tue mani e i tuoi piedi furono trafitti per la mia salvezza. Fa’ che i “chiodi del tuo amore” fissino il mio cuore alla tua croce. Per l’intercessione di San Francesco, donami la grazia della conformazione, affinché io possa sentire non solo il tuo dolore, ma anche l’amore immenso che hai per tutta l’umanità. Aiutami a portare i segni di Gesù nel mio corpo servendo coloro che sono “inchiodati” alle croci della malattia, della povertà e della disperazione.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Sancta Mater, istud agas,
Crucifixi fige plagas
cordi meo valide.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Mentre muore sulla croce, Gesù condivide la desolazione di innumerevoli persone che vedono i loro sogni crollare; tuttavia muore come ha vissuto, con totale fiducia nell’amore del Padre. Per San Francesco, questa stazione rappresenta il Transito, il “passaggio” da questa vita all’altra la sera del 3 ottobre 1226. Portato alla sua amata Porziuncola per “rendere lo spirito della vita là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia”, radunò i frati per un’ultima lezione evangelica.
Chiese che fosse letto il Vangelo dell’Ultima Cena, in cui Gesù lava i piedi ai discepoli, collegando la sua morte alla celebrazione pasquale di Cristo. Poi “intonò il Salmo”, morendo mentre cantava il Salmo 142: “Ho gridato al Signore con la mia voce”. Accogliendo “Sorella Morte Corporale” con gioia insolita, mostrò che la morte non è una fine terribile, ma una porta verso l’Amore eterno e il passaggio alla pienezza della Vita.
Preghiera
O mio Gesù, che per amore mio sei morto sulla croce, concedimi la grazia di morire alla mia volontà egoistica. Per l’intercessione di San Francesco, aiutami ad accogliere “Sorella Morte” come un’amica quando verrà il mio tempo, sapendo che non potrà farmi alcun male se mi troverà nella tua santissima volontà. Donami un cuore umile che sappia unirsi al canto di tutta la creazione.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Tui Nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
poenas mecum divide.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Il corpo senza vita di Gesù viene deposto dalla croce e posto tra le braccia di Maria. Questo corpo, che aveva racchiuso la vita più santa mai vissuta, è ora testimonianza silenziosa della “carità della Passione”. Nella vita di San Francesco, questa stazione richiama la mattina del 4 ottobre 1226, quando il suo corpo fu portato in solenne processione dalla Porziuncola alla città di Assisi.
Quando il corteo giunse a San Damiano, si fermò perché Santa Chiara e le sue sorelle potessero piangere su di lui e baciare le sue mani e i suoi piedi segnati dalle Stimmate. In quel momento videro con i loro occhi l’“icona viva del Crocifisso”, prova della sua totale conformazione a Cristo.
Preghiera
O mio Gesù, insegnami che da questa vita non possiamo portare via nulla di ciò che abbiamo accumulato egoisticamente, ma solo ciò che abbiamo donato. Per l’intercessione di San Francesco e Santa Chiara, rendimi un “seme di vita eterna” attraverso opere di misericordia e di amore.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Fac me tecum pie flere,
Crucifixo condolere,
donec ego vixero.
Ministro: Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.
Popolo: Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Meditazione
Gesù è posto in un sepolcro preso in prestito, ultimo segno della sua totale povertà sulla terra. Nella vita di San Francesco, questa sepoltura rappresenta il “nascondimento e la povertà del Signore” che egli cercò di imitare per tutta la sua esistenza. Fu inizialmente sepolto nella chiesa di San Giorgio e poi collocato sotto l’altare maggiore della Basilica a lui dedicata, in un luogo rimasto nascosto per secoli per proteggere le sue spoglie.
Nella tradizione francescana, la teologia del sepolcro è teologia di “speranza e rinnovamento”. Come il sepolcro non poté trattenere Cristo, così lo spirito di Francesco continua a vivere attraverso gli otto secoli del suo Ordine. Da una vita donata nell’amore nasce una fecondità inattesa.
Preghiera
O mio Gesù, che hai riposato nel sepolcro per santificare la tomba, donami una speranza incrollabile. Per l’intercessione di San Francesco, aiutami a vedere che anche nei momenti nascosti della mia vita la tua grazia è all’opera. Fa’ che i semi di amore e di misericordia che oggi pianto possano un giorno fiorire nella vita eterna.
Ministro: Signore Gesù, crocifisso,
Popolo: Abbi pietà di noi!
Iuxta crucem tecum stare,
et me tibi sociare
in planctu desidero.
L’800º anniversario del Transito di San Francesco non è solo un guardare indietro a una morte storica, ma un “tempo di rinnovamento e responsabilità personale e comunitaria”. Quest’Anno Giubilare, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, invita ogni pellegrino a tradurre la “speranza della Croce” in azioni concrete.
Percorrendo queste stazioni, abbiamo meditato sulle tre eredità principali del Poverello: la Misericordia nell’incontro con i poveri, l’Amore fedele per la Chiesa e l’Eucaristia, e una Vita Fraterna che serve da alternativa evangelica al potere.
San Francesco resta l’Alter Christus, il “Secondo Cristo”, che ci mostra che l’“alto standard della vita cristiana ordinaria” è raggiungibile per tutti coloro che sono disposti ad abbassarsi per amore. Mentre lasciamo questa Via Crucis, portiamo con noi lo “spirito del seme che muore per portare frutto”, chiamati a essere “costruttori di pace, custodi del creato e testimoni di un amore che non muore mai”.
“San Francesco, fratello nostro, tu che ottocento anni or sono andavi incontro a Sorella Morte come un uomo pacificato, intercedi per noi presso il Signore. Tu nel Crocifisso di San Damiano hai riconosciuto la pace vera, insegnaci a cercare in Lui la sorgente di ogni riconciliazione che abbatte ogni muro. Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra e di incomprensione, donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini, In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace: testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo.” Amen
Ministro: Il Signore ti benedica e ti custodisca.
Popolo: Amen.
Ministro: Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Popolo: Amen.
Ministro: Rivolga a te il suo sguardo e ti doni pace.
Popolo: Amen.
Ministro: Ti benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Popolo: Amen.
Ministro: Andiamo in pace.
Popolo: Rendiamo grazie a Dio.
Ideazione e Realizzazione: Fra Joseph Arputharaj, OFM Cap.
Con il supporto di: Tecnologia dell'Intelligenza Artificiale
Si ringrazia per la collaborazione: Fra Susai Bosco, OFM Cap.